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AVO Varese

Volgeva l’anno … così cominciano le storie.

Anche questa è una storia, non così vecchia da meritare un tale incipit, ma senza dubbio interessante, piena di fatti e persone ed entusiasmante.
Erano tempi in cui il volontariato a Varese si svolgeva in silenzio, appena “tollerato in alcuni ambienti.
Leggi che potessero favorire l’apertura alle persone di buona volontà non esistevano e si rischiava di non avere l’accesso in alcune istituzioni.
A Varese, nella seconda metà degli anni 70,  esisteva un folto gruppo di volontari uniti da una comune voglia di fare, nel nome di ideali condivisi e scelte ben precise di stile di vita.
L’ospedale, come luogo di sofferenza, era coperto da un volontariato, ma con una presenza che, per la tipologia delle regole di ingresso, era “mascherata” in quanto le persone che vi partecipavano dovevano entrare alla guisa di semplici visitatori, negli orari stabiliti, senza uno status preciso, a volte benvisti e a volte meno.
Quindi, non essendo apertamente noti spirito e motivazioni, la condivisione e la partecipazione diventavano molto difficili.
Ma, in tempi più maturi, dopo qualche anno, ci fu una svolta importante a livello nazionale che permise al volontariato di essere riconosciuto come elemento istituzionale.
Una simile evoluzione della legislatura fu sapientemente innovatrice.
I primi passi del percorso furono naturalmente insicuri ma ben presto, grazie alla fattiva ed entusiastica collaborazione di chi man mano veniva ad ingrossare le fila del gruppo, il volontariato ospedaliero a Varese si mosse con una accelerazione straordinaria, fino a registrare l’evento che ci riguarda più da vicino: la fondazione dell’AVO Varese.
L’approccio al malato fu, da subito, oggetto di corsi di formazione, dove venivano trattati tre aspetti fondamentali: comprensione del malato e della sua sofferenza,  relazione col malato, comportamento pratico (cosa fare o non fare se).
Questo approccio così professionale fece sì che il personale Ospedaliero cominciasse ad esaminare il fenomeno con occhi nuovi ed in breve la collaborazione fu stabilita in maniera corretta.

Oggi, alla luce di un cammino trentennale durante il quale abbiamo vissuto tanti momenti impegnativi, che ci hanno portato ad essere presenti ed operanti in varie realtà, non solo ospedaliere ma anche di assistenza agli anziani, possiamo concludere che è stata un’esperienza di grande ricchezza umana connotata da due aspetti inscindibili: il sollievo alla sofferenza attraverso la condivisione fatta di ascolto profondamente partecipato e l’arricchimento reciproco provocato da questo atteggiamento.

 
 
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